San Lucido, in breve
San Lucido (Sàntu Lùcitu in calabrese) è un comune italiano di 7 837 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria. Confina a nord con Paola, a sud con Torremezzo, frazione di Falconara Albanese, a est con Rende, San Fili, Marano Marchesato e Marano Principato, a ovest col Mar Tirreno.
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Sulla base delle analisi dei reperti archeologici ritrovati in Contrada Palazzi (ora Petralonga) è possibile ipotizzare che San Lucido fosse stato un avamposto greco sul Tirreno (forse l'antica Temesa) fino all'arrivo dei romani, retrodatando di fatto l'origine dell'insediamento al V-IV secolo a.C. L'origine dell'attuale nome è ancora in fase di studi. Alcuni studiosi volevano legare questo nome a quello di san Lucido di Aquara, altre fonti invece parlano di un avamposto bizantino dedicato a sant'Aniceto. Al nome di San Lucido sono legate le figure del cardinale Fabrizio Ruffo, di G.B. Moscato, clerico e letterato, Antonio Manes, insigne giurista, e del barone Lorenzo Franchino Staffa, cavaliere della legione d'onore di Napoleone.
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La chiesa della Pietà che è il più antico edificio. La chiesa della Santissima Annunziata, architettura del XV secolo; conserva alcuni pannelli scolpiti di un altare cinquecentesco. La chiesa di San Giovanni è situata accanto al castello. Nell'interno, a tre navate, si trova una tela settecentesca che raffigura il Battesimo di Gesù, firmata da Francesco Saverio Jorio nel 1789, e una Madonna del Pilerio attribuita al Pascaletti. La chiesa di San Leonardo (XVII secolo) situata nel quartiere Marina Taverna. È proprietà privata della Famiglia Marcello Lattari. Visitabile su richiesta. Nel centro storico è possibile ammirare alcuni edifici come il settecentesco palazzo Manes e palazzo Zagarese, costruito verso la fine dell'Ottocento.
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Il 21 luglio si festeggia storicamente il giorno dei ciùati (matti); tale giorno è chiamato giorno della "vulàta". La tradizione non è altro che una rievocazione storica degli avvenimenti della fine del XVI secolo, quando ai tempi dell'incursione dei pirati arabi, i sanlucidani si precipitarono sulla costa per difendere il paese dal terribile Dragut. Combatterono in acqua e si tuffarono vestiti. Tempo addietro, ci si imbrattava anche di rosso, per rievocare il sangue versato per difendere il proprio paese. Successivamente rimase solo la tradizione di bagnarsi vestiti e la cosa passò come stramberia, da qui la famigerata ciutia del 21 luglio. Dagli anni Novanta in poi a questo si associò anche il carnevale estivo, festa per antonomasia di pazzia.
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San Lucido è bagnato dal mar Tirreno ed il suo lungomare è lungo circa tre chilometri. È suddiviso in varie contrade: Pollella, Deuda, Varco, Santa Lucia, Rizzuti, San Giovanni, Cerasuolo, Puppa, Miccisi, Dragone, Vallena, Acquabianca, Santo Pietro. Il territorio comunale presenta un andamento altimetrico compreso tra 0 e 1200 metri sul livello del mare. San Lucido è nota anche per il tufo bianco che si estrae dai suoi monti, per il fico d'India (un ventennio fa molto diffuso in tutta la zona bassa del paese) e i capperi che crescono naturalmente sulla roccia.
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